|
da
UNOADIECI Magazine
RIFLETTORI SULL’
STS D 21 E (1^ parte)
di Egidio Vergadoro
Siamo questa volta alle
prese con una delle novità di questo inizio 2006 per quanto riguarda
la parte motoristica dei nostri amati modelli: il nuovo STS D21E.
E’ opportuno ricordare che la STS Engines ha sede a Taiwan, ma è
divenuta famosa grazie
a Pino Di Maria che ne
cura l’Importazione e la distribuzione sul territorio Italiano.
Questi motori sono partiti in sordina, affacciandosi timorosamente
nel difficile campo dell’Off Road di alto livello, ma grazie a
prestazioni entusiasmanti e ad una affidabilità proverbiale,
lentamente si sono fatti strada in mezzo ai colossi della
motoristica mondiale.
I buoni risultati conseguiti sulle piste di tutta Italia nel 2005
hanno fatto si che l’ STS Italia proseguisse con gli sviluppi e con
i test di questi motori. Si è arrivati a dare delle direttive
all’azienda di Taiwan per la realizzazione di un motore da Off Road
che fosse pastoso e progressivo nell’erogazione della coppia. Per
avere questo risultato si è seguita la strada del 3 luci, ma anche
dell’economia. Alla fine è uscito fuori questo STS D21E che andiamo
a vedere da vicino.
Esteticamente il motore è davvero bello. Si presenta con un carter
grigio/metallo ben alettato per raffreddare bene e con la testata
nero opaca, con i loghi STS e D21E stampati in bianco al laser.
La testata è molto ben dimensionata, ha la forma a botte squadrata
ed è di tipo monolitico, cioè in un pezzo unico con il sottotesta.
Scelta questa che forse aiuta la dispersione del calore dal punto di
fiamma. Il carter è molto ben fatto e generosamente alettato, mentre
il foro interno è da 14 mm per poter ospitare appunto l’albero
motore delle stesse dimensioni. Il cuscinetto anteriore è “sui
generis” con doppia protezione in gomma, mentre il cuscinetto
anteriore è una bella realizzazione a 17 microsfere ad altissima
scorrevolezza. L’imbocco per il carburatore è a vite a brugola con
semilune di ritegno e con o-ring di tenuta.
Il carburatore è molto preciso nel suo funzionamento ed è realizzato
in misto composito/metallo per evitare i fenomeni di “vapor-look”.
Lo stesso reca un solo spillo di regolazione del passaggio del
titolo della miscela oltre allo spillo del massimo e alla
regolazione del minimo meccanico. Il venturi è intercambiabile, ma
di serie viene fornito quello da 7 mm.
Il tappo carter è di semplice realizzazione con o-ring di tenuta per
il carter pompa.
Aprendo il motore riscontriamo, al nostro calibro digitale, le
misure di 16,26 per 16,80; 16,22 è, invece, il dato riportato sulla
confezione, ma pur sempre di un corsa lunga si tratta, con
cilindrata effettiva di 3,49 cc.
Il pistone è ricavato dal pieno, ha il cielo piatto e reca ben tre
segmenti frangifiamma sulle pareti del mantello. Lo spinotto di
biella è da 4 mm ed è tenuto in sede da g-ring.
La biella si presenta molto ben realizzata, a spigoli vivi come le
leggi della fluidodinamica impongono e reca una bronzina sulla testa
ed una su piede. E’ interamente realizzata in ergal T 7075 da fibre
verticali.
Il cilindro è quanto di più semplice ed efficace possa esistere in
tema motoristico: si tratta di un 3 luci a schema Schnurle con
scarico basso per favorire l’erogazione ai bassi regimi.
Concludiamo con l’albero motore, il vero “pezzo forte” di
questo STS.
Si tratta di un albero da 14 mm, con trattamento D.L.C. (che sta per
Diamond Light Carbon) e si presenta appunto completamente nero.
Sembrerebbe paradossale, ma la fasatura di questo albero motore
risulta molto spinta, degna di un motore di livello nettamente
superiore e reca una doppia virgola sulla manovella che risulta
opportunamente sagomata e sbilanciata; un buon dimensionamento del
foro di adduzione con forma svasata conclude il bel quadretto,
mentre il bottone di manovella è di tipo standard da 5 mm.
Nella prova in pista, dopo un adeguato rodaggio, l’STS D21E ci ha
letteralmente stupiti per le sue prestazioni e per la sua regolarità
di funzionamento. Potenza in abbondanza, progressione nella salita
di giri davvero dedicata all’Off Road, minimo stabilissimo, ma
soprattutto assenza totale di spente! E’ davvero il classico “mulo”
che non si spegne neanche a prenderlo a calci.
Oltre a queste “features” abbiamo riscontrato un consumo
alquanto irrisorio. Su questo, tuttavia, vi rimandiamo alla prossima
puntata per fornirvi una ricetta per superare abbondantemente i 10
minuti di autonomia con un pieno di carburante. Un target molto
inseguito dai fuoristradisti in quanto rappresenta quel vantaggio
che potrebbe condizionare l’andamento di una gara, favorendo il
pilota nel numero complessivo di pit stop. |